I calibri dei revolver Colt ad avancarica: perché proprio .36 e .44?
Vi siete mai chiesti perché i primi revolver a percussione Colt fossero camerati in calibri strani come .28, .36 e .44, invece che in numeri tondi come .30, .40 o .50?
Un Colt Paterson originale (collezione Uberti) e una sua replica Uberti di venti anni fa
Fotografie di: Marco Dell'Acqua
Il Colt Paterson, il primo revolver ad avancarica prodotto da Samuel Colt nel 1836, era stato inizialmente camerato in un calibro bizzarro: un calibro .28, misurato in centesimi di pollice.
Per la produzione di serie del Colt Paterson fu poi utilizzato il calibro .36, che rimase in uso anche su molti altri modelli successivi di revolver Colt ad avancarica, insieme ad altri modelli camerati in calibro .44.
Chiunque conosca i revolver americani ad avancarica Colt dell'800, come anche i Remington, è abituato a conoscere il .36 e il .44 come calibri tradizionali standard per questo genere di revolver. Ma ragionandoci un poco, sembra strano che un produttore abbia scelto numeri così peculiari, per certi versi "strani", al posto di valori più ovvi e tondi, come ad esempio .30, .40 o .50.
Come per quasi tutto, però, dietro a fatti apparentemente bizzarri si nasconde di solito una ragione logica. Pur non avendo trovato prove certe sull'origine di queste scelte, esistono diverse spiegazioni quantomeno plausibili e ragionevoli.
La prima riguarda il modo in cui, nel XIX secolo, si definivano in generale i calibri delle armi, e parte dall'artiglieria: abbiamo tutti visto quei vecchi film in cui i cannoni ad avancarica venivano chiamati "pezzo da 12 libbre" o "pezzo da 8 libbre".
Questo dipendeva da come si fabbricavano le munizioni: all'epoca non c'erano macchine a Controllo Numerico Computerizzato (CNC), né presse per stampaggio e sagomatura… ma c'erano bilance accurate, e il peso si poteva misurare in modo costante e con ottima precisione.
Il modo più semplice e preciso per ottenere una sfera di raggio esatto era quindi fondere una precisa massa di metallo (in questo caso ferro). Il diametro di una sfera di un certo metallo dipende direttamente dalla sua massa: fondete 12 libbre di ferro e otterrete ogni volta una sfera del diametro richiesto.
Non un cannone, ma il calibro ha delle affinità con l'artiglieria.
Per le armi più piccole, come moschetti e fucili, i calibri seguirono la stessa logica. È un metodo che si usa ancora oggi per i fucili a canna liscia: il calibro corrisponde al numero di sfere del diametro della canna che si ricavano da una libbra di piombo. Ecco perché un calibro 12 ha un'anima della canna più larga di un calibro 20: le sfere sono più grandi quindi da una libbra di piombo se ne ricavano di meno.
Nemmeno armi ancora più piccole come i revolver Colt facevano eccezione: un'arma in .28" è a tutti gli effetti un "calibro 200" in termini di canna liscia, perché da una libbra di piombo si ricavano 200 palle da circa .28" (la misura esatta è .283").
All'epoca il calibro di un'arma si misurava sul diametro iniziale dell'anima, alla foratura e prima della rigatura. In questo caso, come detto, .28". Qui però non parliamo di un'arma ad anima liscia, ma di una rigata, e dopo la rigatura il diametro dei solchi era maggiore. Nella pratica, quindi, il revolver calibro .28 richiedeva una palla di circa .295" di diametro per sigillare la canna e impegnare la rigatura. Sì, quando si scende nei dettagli i calibri possono diventare un vero mal di testa… come il fatto che una .38 Special misuri in realtà .357" di diametro. Lo stesso valeva per il .36 (.375”) e il .44 (.454”).
L'incremento di diametro passando da 5 camere cal. 31 a 6 camere cal. 44 è notevole.
Il calibro veniva misurato usando il numero di palle di piombo che si potevano fondere da 1 libbra: nel caso del .36, 100 palle.
Il diametro effettivo del proiettile deve tener conto dei solchi di rigatura: da sx a dx, palla cal. .454 da 125 grani, palla da .375 da 82 grani e palla da .32 da 53 grani
L'incremento di potenza alla volata passando dal .31 al .44 è molto più che proporzionale all'incremento di diametro
La seconda ragione plausibile è di ordine pratico: un revolver è costruito essenzialmente attorno al tamburo, e il diametro del tamburo determina l'ingombro laterale, le dimensioni complessive e la massa dell'arma. Colt produceva in sostanza tre taglie di revolver, dai nomi piuttosto eloquenti: pocket (da tasca), belt (da cintura) e holster (da fonda). All'epoca "holster" indicava un'arma grande e pesante per truppe a cavallo, da portare in una fonda da sella.
Stabilita la taglia del tamburo, le camere venivano alesate al diametro massimo che il tamburo consentiva, per ottenere il miglior rapporto tra potenza e ingombro.
La produzione industriale di acciaio su larga scala era ancora di là da venire e l'acciaio scarseggiava. I revolver si facevano quindi in ferro, cementato superficialmente dove durezza e tenacità erano essenziali allo scopo. La tenacità limitata dei materiali poneva quindi un limite importante al calibro, perché all'aumentare della potenza le dimensioni diventavano presto un problema.
Il Paterson doveva essere compatto e leggero, e il calibro .28 soddisfaceva questo requisito per un revolver da cintura molto leggero e agile.
Purtroppo il .28, per quanto senz'altro interessante, si rivelò un po' anemico in termini balistici, e i clienti chiesero a Colt un'arma più potente: il secondo modello di Paterson arrivò in un calibro leggermente maggiore, il .36.
Perché .36" e non, poniamo, .40"?
Per aumentare la carica di polvere senza aumentare il diametro si può allungare il tamburo
Il diametro del tamburo è uno dei fattori principali che determinano l'ingombro di un revolver (da sx a dx repliche Uberti di Colt 1849 Pocket cal. 31, 1851 Navy cal. 36 e 1847 Walker cal. 44)
Ancora una volta: .36" è all'incirca il diametro della palla che si ottiene ricavando 100 sfere da una libbra di piombo. È un "calibro 100" in termini di canna liscia.
Il .36" era ancora un calibro che consentiva un revolver da cintura di dimensioni ragionevoli.
I modelli successivi partirono da qui.
Il capitano Walker era rimasto colpito dall’efficacia del modello Paterson, ma gli serviva qualcosa che potesse sostituire le grandi e potenti pistole da fonda monocolpo in dotazione ai suoi uomini, rispetto alle quali il Paterson era decisamente sottodimensionato. Chiese quindi a Colt un revolver che soddisfacesse questa esigenza.
Colt scelse di realizzare il revolver Walker in calibro .44.
Anche in questo caso, fondendo una libbra di piombo si ricavano circa 50 palle di questo calibro: un "calibro 50" in termini di canna liscia. La progressione sembra piuttosto semplice: si dimezza il numero di palle per libbra a ogni aumento di calibro.
Era anche la misura massima ragionevole per un'arma con un tamburo da 6 colpi e una potenza adeguata alle specifiche di Walker, senza renderla ingestibile: il gigantesco Walker era già al limite di ciò che un uomo poteva impugnare con una mano sola.
Ok, ma il calibro .31 del Colt Baby Dragoon e del 1849 Pocket?
Replica Uberti di Colt 1849 Pocket: il calibro .31 era una scelta obbligata per un revolver che doveva stare in una tasca.
La Colt 1851 Navy (replica Uberti) era un revolver in calibro .36 "da cintura", ossia dimensionalmente adatto al porto in fondina alla cintura.
Fatta per essere portata in fonde da sella, la replica Uberti Walker nella foto è accanto a uno dei revolver più ingombranti del XX secolo, la S&W 29 in .44 Magnum: la Walker è più grossa.
Sembra fuori dalla progressione vista finora. Vero, ma un "calibro 150" (sempre in termini di canna liscia), cioè a metà strada tra il "calibro 200" da .28" e il "calibro 100" da .36", avrebbe un diametro di .314"… arrotondabile a .31". Ricordiamo che i diametri del "calibro 200" e del "calibro 100" sono, rispettivamente, circa .28" e .36".
Anche in questo caso il .31" fu scelto come miglior compromesso tra occultabilità e potenza.
Il .28 del Paterson era già stato giudicato troppo debole, quindi Colt sapeva di non poterlo usare. Aumentò allora la palla fino al calibro più grande che permettesse ancora di far stare 5 colpi nel tamburo di un revolver tascabile.
Riassumendo: le pistole da tasca, che dovevano essere leggere e occultabili, erano in calibro .31"; quelle da cintura, che dovevano restare ragionevolmente leggere e portatili, in .36"; le enormi pistole da fonda, (i cosiddetti "big iron"), in .44.
Le cose cambiarono quando la metallurgia fece progressi e si diffuse l'acciaio "silver" (chiamato così per il colore, non perché contenesse argento) ad alto tenore di carbonio. Il nuovo metallo, molto più tenace, permise a Colt di alzare l'asticella: arrivarono revolver da cintura in .44 e da tasca in .36, mentre le colossali pistole da fonda come le Dragoon andarono fuori produzione nel 1861, visto che la 1860 Army era in grado di coprire lo stesso ruolo con minor ingombro e peso e sarebbe stato insensato salire ulteriormente di calibro.
C'è infine un'ultima ragione plausibile: all'epoca (e spesso ancora oggi) gli utensili non si misuravano in decimali, ma in frazioni di pollice.
Un revolver di calibro nominale .36 aveva un tamburo alesato a .375 (ricordiamo che il calibro nominale si misurava tra i pieni). Guarda caso, sono esattamente 3/8 di pollice… un utensile comodo e facilmente reperibile all’epoca.
Se dovevate progettare un revolver entro limiti di ingombro tali da portarlo comodamente alla cintura, quello era l'utensile che permetteva di ricavare 6 camere in un tamburo dimensionato allo scopo.
Il Walker aveva una canna alesata in calibro .44 prima della rigatura, e .44 corrisponde quasi esattamente a 7/16" (.4375"). Restava così un piccolo margine per la lucidatura finale dell'anima prima della rigatura.
Lo stesso vale per i primi revolver in calibro .31: anche qui la misura era quella dell'utensile usato per alesare la canna, sostanzialmente 5/16", cioè .3125". Restava un piccolo margine per la lucidatura finale fino all'anima da .315" (tra i pieni), il calibro effettivo del .31 nominale.
Tirando le somme, da un lato non ho prove solide che dimostrino che le scelte siano nate proprio da queste ragioni.
Dall'altro, abbiamo tre elementi che si combinano bene. Se non una prova certa, offrono almeno una spiegazione ragionevole del perché per i primi revolver Colt furono scelti numeri apparentemente peculiari come .28, .36 e .44. Questi numeri sono poi rimasti nei modelli successivi e sono stati adottati da molti altri produttori. A loro volta sono all'origine di diversi calibri a cartuccia metallica, come il .38 Special, il .357 Magnum e il .45 Colt.
