CONI al lavoro: UITS e FITAV verso una fusione?

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CONI al lavoro: UITS e FITAV verso una fusione?

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Secondo il quotidiano La Repubblica, il CONI sarebbe al lavoro per unire UITS e FITAV in un'unica federazione; quali prospettive e quali rischi per gli sport di tiro in Italia?

CONI al lavoro: UITS e FITAV verso una fusione?

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La notizia è arrivata il 22 aprile tramite il quotidiano La Repubblica: Luciano Buonfiglio – presidente del CONI dal 26 giugno 2025 – sarebbe al lavoro per razionalizzare ed "efficientare" le federazioni sotto l'egida del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, in un'ottica di Spending review e riduzione dei costi.

 

E tra le misure allo studio, quella di maggior rilevanza e impatto avrebbe a che fare proprio col mondo del tiro sportivo. L'idea, infatti, sarebbe quella di unificare la Federazione Italiana Tiro a Volo (FITAV) e l'Unione Italiana Tiro a Segno (UITS), accorpando dunque le due federazioni che gestiscono le discipline di tiro che trovano spazio nelle competizioni olimpiche.

 

Di una misura di questo tipo si era già parlato nel 2020 e nel 2021, ma quest'anno – come riportato dalla rivista Armi e Tiro il 23 aprile scorso – c'è una novità: Walter De Giusti, attuale commissario straordinario di UITS, starebbe lavorando per modificare lo statuto in modo da scorporare l'attività sportiva dell'Unione Italiana Tiro a Segno (ovvero quella più strettamente connessa alle competizioni sportive) dall'attività cosiddetta "istituzionale", ovvero quella relativa al rilascio dei certificati di abilitazione al maneggio delle armi e la gestione delle sessioni di tiro obbligatorie per categorie quali le Polizie locali e le Guardie Particolari Giurate, che verrebbero gestite da un'autorità terza.

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Luci e ombre di un progetto

È anzitutto importante mettere le mani avanti: al momento non c'è nulla di definitivo. Come già in passato, non é detto che questi piani vadano in porto, tanto più che il CONI non ha ancora approvato il bilancio consuntivo per il 2025 – e non lo farà, verosimilmente, prima del 30 giugno.

 

Dato il pessimo stato di salute del Tiro a Segno Nazionale e dell'UITS nel loro complesso, una federazione unica e più forte potrebbe tentare una trasformazione che "svecchi" le due federazioni storicamente legate alle discipline di tiro olimpiche, ponendo magari le basi anche per un miglior rapporto con tutte le molte altre discipline di tiro sportivo che da trent'anni ormai si praticano soprattutto nei campi di tiro privati: luoghi fondamentali per la salute del tiro sportivo in Italia e di tutto il comparto armiero, ma spesso gestiti senza tutte le necessarie competenze né, tantomeno, con una visione d'insieme a livello nazionale.

 

Dato il modo in cui è stato gestito il tiro sportivo in Italia negli ultimi trent'anni, con alcuni dirigenti sportivi convinti che "le loro discipline" di tiro siano importanti, mentre "quelle degli altri" no, non abbiamo motivo di immaginare un finale rose e fiori, ma speriamo comunque di sbagliarci, ovviamente. Fra l'altro, le voci su questo possibile accorpamento della UITS nella FITAV ad oggi svuotano di significato le prossime elezioni federali UITS, previste per il 23 e 24 maggio.

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Comunque sia, che si sia messo in moto un processo di trasformazione (quale che sia) è certo: lo conferma il fatto che all'interno della sua "Spending Review" il CONI abbia già deciso di eliminare, dall'elenco delle discipline sportive riconosciute dal CONI, ben quattro discipline di tiro FIDASC: tiro con fucili a canna liscia caricati a palla, tiro da campagna con la carabina, percorso caccia con fucili a canna liscia, tiro con l'arco da caccia. Tenendo presente che la FIDASC (Federazione Italiana Discipline Armi Sportive da Caccia) è l'unica altra vera federazione attiva nel mondo del tiro sportivo in Italia (la FITDS non è una federazione), questa eliminazione conferma che un processo di trasformazione sia già in atto.

"Chi è minorenne e chi non ha un porto d'armi non può nemmeno provare a sparare."

 

In pratica, quelle del tiro sono le uniche discipline sportive alle quali, pur essendo TUTTE, in un modo o nell'altro, riconosciute o comunque regolate all'interno delle norme dettate dal CONI e da Sport e Salute, viene negata la possibilità pratica di svolgere attività di promozione dello sport, rivolte ai giovanissimi o comunque indirizzate a chi già non pratica il tiro sportivo (quindi - evidentemente - non già in possesso di un porto d'armi).

 

Se quindi c'è qualcuno che ha deciso di ottimizzare qualcosa, accorpando sotto un singolo tetto la gestione delle attività del tiro sportivo, sarebbe utile che iniziasse da subito a pensare a come risolvere una volta per tutte questo problema ENORME, che in Italia sta distruggendo il tiro sportivo, minacciando tutto il comparto armiero: l'impossibilità, appunto, di promuovere lo sport del tiro fra persone di qualsiasi età che non lo conoscono e non lo praticano.

 

Basta prendere esempio dalla FITAV (che strano) che l'avviamento allo sport senza porto d'armi lo fa da sempre: con fucili veri, non con armi Soft-Air.

L'idea di voler accorpare più entità all'interno di una gestione e supervisione unificata delle attività sportive, allo scopo di ottimizzare costi ed efficienza, sarebbe un bene. Come anche, sarebbe un bene il fatto di avere un singolo ente che, in modo unitario, democratico e competente, intenda e sappia garantire riconoscimento e spazio adeguato a TUTTE le discipline di tiro sportivo, comprese quelle con un numero relativamente ristretto di tiratori attivi, come ad esempio il tiro F-Class o il tiro con armi ad avancarica.

 

Non sarebbe invece un bene la nascita di un'entità/autorità che abbia il potere di decidere arbitrariamente cosa è "sportivo" e cosa non lo è, continuando ad ignorare l'esistenza e l'utilità (culturale e politica) di molte discipline di tiro che in altri paesi godono di adeguata attenzione.

 

Unire, fondere, accorpare per ottimizzare i costi va bene. Ma sarebbe bene "unire" anche e soprattutto per creare qualcosa di oggettivamente più credibile e più forte anche per difendere i diritti di tutti gli appassionati (che spendono e votano) dall'imposizione di graduali e potenzialmente sempre più draconiane restrizioni spacciate con falso moralismo come "necessarie per garantire una maggior sicurezza dei cittadini", ma di fatto semplicemente inutili e anzi assolutamente distruttive rispetto a quello che un qualsiasi ente preposto dovrebbe garantire: la promozione dello sport.

 

Togliere "poltrone" ad alcuni per darle ad altri, non è quello che vogliono gli appassionati di tiro italiani (che poi sono quelli che spendono e tengono in piedi tutto il comparto armiero). 

 

Ancor prima di qualsiasi altra, esiste un'entità ben più importante, che chiunque voglia riorganizzare ed efficientare la gestione del mondo del tiro sportivo dovrebbe "tutelare": è il corpo "unitario" composto dall'insieme del comparto armiero (industria e armieri), dagli appassionati di armi e di tiro sportivo e dai campi di tiro, i luoghi dove gli sport del tiro praticano.

 

Qualunque progetto di fusione che non tenga conto di tutelare gli interessi di TUTTI questi elementi, causerà gravi danni a tutto il mondo delle armi e del tiro sportivo in Italia.